Angelo Broccolo (SI): Lucano come Ninco Nanco nella canzone di Bennato

“E Ninco Nanco deve morire perché la storia così deve andare
e il Sud è terra di conquista e Ninco Nanco nun ce pò stare,
e Ninco Nanco deve morire perché si campa putesse parlare
e si parlasse putesse dire qualcosa di meridionale”.
Eugenio Bennato
Rileggo il bellissimo intervento di Chiara Sasso sull’esperienza umana e politica di Mimmo Lucano e tra le righe che scorrono veloci, rivedo integra la parabola di testimonianza indistinguibile dal “Modello Riace”.
Sembra una storia senza tempo dal sapore utopico che si sconta con il principio di realtà ed un moto d’incertezza prende forma. Un disagio che tuttavia ben presto si trasforma in una sommossa
dell’anima. Avverto nel profondo un senso di ingiustizia che sale e che non può essere taciuto.
Ripenso ai versi di Eugenio Bennato.
“…Ninco Nanco deve morire perché la storia così deve andare
e il Sud è terra di conquista e Ninco Nanco nun ce pò stare”.
Ma cosi, almeno stavolta, la storia non deve andare. Riace ha indicato un cammino, che può spingere finalmente il nostro Sud a discostarsi, persino dall’immaginario collettivo, dai cliché di incondizionata resa al “tantoromainonc’ènientedafare”, viceversa, riconoscendosi nella geniale visione di Wim Wenders ad indicazione di una metafora di ribellione planetaria: “La vera utopia non e’ la caduta del muro, ma quello che è stato realizzato in alcun paesi della Calabria, Riace in testa”.
“…e Ninco Nanco deve morire perché si campa putesse parlare
e si parlasse putesse dire qualcosa di meridionale”.
L’ho vista anche io “quella vasca di plastica riempita d’acqua con una gomma attaccata alla fontana” dentro alla quale si tuffavano quei bimbi di diversa provenienza,simbolo di un mondo intero affratellato, ed ho rivista che dentro c’è scivolata, felice di condividerne le gioie, anche la mia piccola Sarah!
Ed ora mi sembra di “ascoltarlo”quel silenzio.
Noi dobbiamo continuare a parlare senza timore di sfidare il nostro tempo.
Noi che abbiamo visto e conosciuto quei luoghi non possiamo tacere.
Alcuni giorni fa ho letto il “riporto” giornalistico del riesame.
Non entro nelle disquisizioni squisitamente giuridiche, non posseggo i mezzi e le conoscenze adeguate.
Stabilito comunque che Mimmo Lucano non ha tratto vantaggi per sé e neppure per i suoi prossimi
congiunti (ometto su questo punto molti elementi confidenziali che davvero renderebbero
paradossale ogni supposizione contraria) ora si transita su aspetti di segno diverso.
Tuttavia sento di poter testimoniare, con forza e senza timore, e di smentire quell’immagine di Mimmo Lucano; perchè assolutamente lontana da come io l’ho conosciuto.
Anzi è lontana,per come spiegherò, persino da come mi era stato descritto quando neppure lo conoscevo di persona.
Avevo visitato Badolato al tempo dell’arrivo del veliero, accompagnato in macchina da una delle più belle persone dell’Italia di quegli anni: Dino Frisullo. Mimmo era lì, ma non lo conobbi.
Dopo, nel tempo, venne consolidandosi un esperimento di straordinaria forza evocativa che iniziò a
catalizzare l’attenzione anche fuori regione. Le parole di Wenders sono del 2009!
Credo non ci sia stata elezione provinciale, regionale e nazionale dove non si sia posta la sua candidatura come priorità per ogni lista a sinistra del PD. Questo da almeno dieci anni!
Di recente, e qui posso parlare in prima persona, come segretario regionale ho proposto, ricevendo un netto rifiuto, la candidatura alle politiche dello scorso marzo. E persino nell’ultimo incontro, esattamente lo scorso 24 novembre, a Caulonia, il suo esordio al mio ingresso in cucina, dove leggeva a luci basse un testo su Antigone è stato tranciante: non parliamo di candidature!
Nessuna “onnipotenza”, vera o presunta che sia, ho avuto modo di recepire ed anzi mi si consenta di dirlo: è proprio questo il limite di Mimmo Lucano!
Non faccio assolutamente riferimento ad una candidatura, peraltro in sé vincente dal punto di vista elettorale, e dunque gratificante se intesa come “sistemazione”.
Credo, tuttavia, che sia quanto di più distante possa esserci dal suo essere intrinsecamente insensibile ad ogni fascino esercitato dalla gestione del potere. Mi riferisco alla sua disponibilità a rendersi partecipe di un processo di rifondazione dal basso di un’idea di società che nel suo impegno trova un riferimento concreto e credibile.
Il mio auspicio, per quanto riguarda la sua persona, è che presto possano rideterminarsi le condizioni di piena autonomia personale e civile, con la speranza tuttavia che il suo impegno politico possa collocarlo nel giusto ruolo che la storia del momento richiede.
Un ruolo da protagonista per un nuovo movimento dei movimenti che, accendendo le menti ed i cuori, riproponga all’umanità sofferente uno spazio nuovo di speranza e di giustizia sociale.
Hasta la victoria compagno!
Angelo Broccolo
Segretario regionale Sinistra Italiana
Articolo creato 475

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